Il fascino del marchio palestinese

Il marchio palestinese si porta ancora molto, l’usura del tempo e la sua metamorfosi fondamentalista non hanno attenuato la generale simpatia riscossa dalla promozione pubblicitaria dei successori di Arafat. Nella destra estrema, nella sinistra arrabbiata e nel comune giudizio di superficie.
11 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 17:34
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Ovvero accade qualcosa di più estremo. Come un tempo per la rivoluzione khomeinista – incubo oppressivo confuso con un’alba di liberazione anche da tanti attuali segugi del nazislamismo – il sottofondo irrazionale dell’occidente stordito si lascia intrigare dall’estetica guerriera dei talebani, dal fascino primitivo del pastore indoeuropeo islamizzato che vive di nomadismo indomito e implacabile sharia. Dietro queste infatuazioni, c’è un rapporto d’attrazione sottaciuta paragonabile a quello che può intercorrere tra un corpo anemico e una riserva impetuosa di sangue.